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| Anno IV - Numero 92- | ||||
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In fuga Il nuovo libro di Alice Munro. Racconti basati sul puro piacere di narrare e sulla forza di sentimenti semplici e assoluti. di Valeria MerolaIn un articolo apparso sul New York Times e pubblicato da Repubblica sull’Almanacco dei libri di sabato 4 dicembre, Jonathan Franzen ha parlato con toni entusiastici dell’ultimo libro di Alice Munro, In fuga. Nell’enucleare le ragioni per cui la bravura della scrittrice «supera in modo sconcertante la sua fama», Franzen si è soffermato sul suo amore per le pagine di Alice Munro, capaci di trasportarlo «in uno stato di tranquilla riflessione, in cui penso alla mia vita, alle decisioni che ho preso, alle cose che ho fatto, al tipo di persona che sono, alla prospettiva della morte». In queste parole, che già di per sé alludono alla forza di una scrittura in grado di entrare in contatto con valori e sentimenti assoluti, si legge soprattutto quella che nell’ottica di Franzen è la principale caratteristica dei libri della Munro. Franzen parla di un racconto che si basa sul puro piacere di narrare e che quindi appassiona. È sempre Franzen a definire la scrittrice canadese «una dispensatrice a distanza di esperienze private intensamente piacevoli». Alice Munro colpisce per l’assolutezza della sua scrittura, che gioca sull’impatto emotivamente importante di sentimenti semplici e di conflitti elementari, come sono quelli familiari o passionali. La scelta della forma breve del racconto asseconda del resto questa tendenza alla purezza quasi classica della scrittura. Ecco dunque una possibile ragione per quella «tranquilla riflessione» sperimentata da Franzen a contatto con i libri della Munro: quasi un’identificazione sottopelle con quei temi, quei personaggi e quei conflitti, nel loro essere trattati sempre senza retorica. Nelle storie di Alice Munro il lettore riconosce l’essenza del dolore e della gioia, dell’odio e dell’amore, ma soprattutto osserva lucidamente tutta l’ambiguità dei rapporti familiari e delle relazioni umane. La forma breve del racconto non fa che sottolineare questa assolutezza, per dimostrarne però la complessità. Lo stesso Franzen nota il gusto per una narrazione che si aggroviglia intorno a nuclei costanti, fino a sembrare ripetitiva. Ma è la grandezza di Alice Munro, che si compiace con le infinite variazioni sul tema, per sperimentare «la complessità delle cose – le cose dentro le cose -». Di questa oscillazione tra il fuori e il dentro delle cose, la Munro si approfitta anche nell’ultima raccolta di racconti. Si pensi a In fuga, il racconto incipitario che dà il titolo al libro. La fuga di cui si parla è una fuga paradossale, perché è fittizia, solo potenziale. Carla, la donna che fugge dalla routine della sua vita coniugale insoddisfacente, dal grigiore di una vita priva di stimoli, non riesce ad allontanarsi dal suo mondo che di pochi metri, per poi ripiombare nella spirale che la avvolge. E anche il suo desiderio di fuga, forse percepito dal lettore fin dall’inizio, di fatto precipita in una rinuncia alla responsabilità. L’aspirazione ad una vita migliore rimane in potenza, quasi rinnegata dalla stessa protagonista. Alice Munro In fuga Einaudi, 2004 pp. 315, euro 18,00 |
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