Anno IV - Numero 92-
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Mikael Niemi: "Racconto la mia terra sospesa"
Musica Rock da Vittula racconta un'adolescenza vissuta in una piccola cittadina al confine tra Svezia e Finlandia al ritmo della musica rock
di Wanda Marra

Un'adolescenza vissuta a Pajala, una cittadina al confine tra Svezia e Finlandia, tra foreste e paludi, al ritmo della musica rock, che è collante di amicizia e proiezione verso sogni futuri. È quello che racconta un romanzo che in Svezia ha venduto più di 700.000: Musica rock da Vittula (Iperborea, trad. Katia De Marco) di Mikael Niemi, classe 1959, città di nascita Pajala. Un successo straordinario, che trova le sue motivazioni in più fattori: prima di tutto nella freschezza della vicenda, che trova corrispondenza nella leggerezza ironica e a tratti quasi magica del linguaggio. Ma anche nella scelta di dare visibilità al Toredal, la terra dell'autore, un territorio al confine tra due nazioni, e tra queste sospeso, alla ricerca di un'identità.
"Nel Toredal la creatività è sempre stata rivolta alla sopravvivenza. Si poteva rispettare, sì, perfino ammirare, l'ingegnoso falegname che a partire da un tronco d'albero sapeva ricavare qualsiasi cosa, da una paletta per il burro, a un orologio a pendolo". Proprio in questa definizione sta la chiave che dà al romanzo il suo carattere unico: in ogni parola, in ogni descrizione, in ogni vicenda si coglie un'attenzione ai dettagli e alla quotidianità dettata dall'abitudine ad occuparsi di cose concrete, che diventa una materia letteraria.
Musica Rock da Vittula viene dopo una quindicina di opere scritte dal suo autore, tra raccolte di poesie, romanzi per ragazzi, opere teatrali e radiofoniche.

D. Mikael, ci puoi raccontare quando e perché hai cominciato a scrivere Musica Rock da Vittula?

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R. Ho cominciato dieci anni fa. Volevo scrivere un libro sulla nostra cultura, che è svedese, ma molto mescolata a quella finlandese: per esempio, anche il mio cognome è finnico.

D. Quanto del tuo libro è autobiografico?

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R. La maggior parte delle cose raccontate nel libro è vera: alcune cose sono accadute ai miei genitori, amici, conoscenti che me le hanno raccontate. Ma non necessariamente si parla di me.

D. Come è stato accolto il tuo romanzo?

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R. Ero davvero terrorizzato all'idea di ciò che la gente di Pajala avrebbe detto del mio libro: ce ne sono così pochi su questo argomento, e non sono neanche dei successi. Adesso, ci sono molti turisti che vengono a vedere se i posti sono davvero come li ho descritti nel mio libro. La vita a Pajala è cambiata molto dopo l'uscita di questo romanzo. E poi, il libro era molto umoristico e temevo che la gente si sarebbe arrabbiata. Ma per fortuna, questo non è accaduto.

D. Come mai hai scelto di scrivere il tuo romanzo in svedese e non in finlandese?

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R. Il finlandese è la lingua dei miei padri, la lingua di una minoranza, e anche la mia favorita. Me la hanno insegnata quando ero piccolo. Ma lo svedese è la mia prima lingua: non parlo perfettamente finlandese, anche se lo capisco perfettamente.

D. Mi puoi spiegare il titolo, Musica rock da Vittula?

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R. Vittula è il nome dell'organo genitale femminile. Ed esiste un quartiere povero di Pajala, che si chiama così. Ma non ti posso spiegare veramente cosa significa Vittula: è una sorta di celebrazione delle donne, ha a che vedere con l'umorismo finnico.

D. Quali sono i tuoi film preferiti?

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R. Mi piacciono davvero i film italiani. Il mio film preferito in assoluto è quello di Bertolucci in due parti (Novecento), che ho visto in vari festival, già tre o quattro volte.

D. E i libri?

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R. Amo scrittori come Salman Rushdie, che ha sia il senso dell'umorismo, che quello del miracolo. E anche Garcia Marquez, che usa storie fantastiche e simboliche, che sono però anche storie di persone che appartengono al suo ambiente, come faccio io. Mi piacciono anche le storie delle minoranze lapponi.

D. Pensi di avere un immaginario nordico?

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R. Noi del nord siamo molto diversi dalla popolazione del sud della Svezia, perché siamo arrivati dalla Finlandia, moltissimo tempo fa. Siamo più poveri, viviamo di caccia e di pesca. E poi siamo bilingui.

D. Pensi che qualcosa del tuo temperamento entri nella tua scrittura?

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R. Sì: per esempio, faccio molte attività fisiche. E un'altra cosa centrale è il forte senso dell'umorismo, che è una chiave per sopravvivere in aree poverissime come le mie: la vita è molto dura, con un inverno così lungo e scuro, quando piove sempre, non si vede il sole fino ad agosto. Il nostro inverno dura sei mesi.

D. Ci puoi spiegare l'importanza della musica per te?

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R. Il rock & roll è molto importante per me: lo amo molto, anche se non suono bene. Sono nato nel 1959 e negli anni 60 è uscita la musica migliore. Ci sono stati molti bellissimi gruppi, primo tra tutti i Beatles, ma anche i King e molti gruppi inglesi. Io amo il rock & roll, mi sono anche costruito una chitarra col legno, come racconto nel libro. Ho passato alcuni anni suonando, ma poi ho capito di non essere molto bravo.

D. In questi ultimi anni sono usciti molti film svedesi: ti identifichi in quella che è stata una sorta di nuovelle vague di questo cinema?

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R. Mi piace molto Lukas Moodysson, che è molto caldo: credo sia il miglior regista svedese del momento. È pieno di umanità. A me non piacciono i film intellettuali postmoderni, mi piacciono i film su persone ordinarie con un grande cuore, come Fellini.

D. Musica Rock da Vittula diventerà un film. Hai scritto tu la sceneggiatura?

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R. La sta scrivendo un mio amico. Il film probabilmente sarà girato ad agosto con molti attori inglesi e svedesi. Il regista è un iraniano, che però vive da 10 anni qui in Svezia. Questa è un'altra cultura: bisogna conoscerla, non bastano un paio di settimane per capire le persone. Lui è molto simpatico, ha un grande cuore.