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| Anno IV - Numero 92- | ||||
Link ![]() Bibliografia italiana Una stanza chiusa a chiave (SE 2003) La voce delle onde (Feltrinelli 2003) Cavalli in fuga (Bompiani 2002) Confessioni di una maschera (Feltrinelli 2002) La dimora delle bambole (SE 2002) Dopo il banchetto (Feltrinelli 2002) La foresta in fiore (Feltrinelli 2002) Lettere (con Yasunari Kawabata, SE 2002) Musica (Feltrinelli 2002) Neve di primavera (Bompiani 2002) Il padiglione d'oro (Feltrinelli 2002) Il tempio dell'alba (Bompiani 2002) Trastulli d'animali (Feltrinelli 2002) L'età verde (Mondadori 2001, SE 2003) Colori proibiti (Mondadori 2000) Sole e acciaio (Guanda 2000) Stella meravigliosa (Neri Pozza 2000, Guanda 2002) La via del samurai (Bompiani 2000) La voce degli spiriti eroici (SE 1998) Lo specchio degli inganni (Bompiani 1994, 2002) Sete d'amore (Guanda 1988) Morte di mezza estate e altri racconti (Guanda 1987 e 2003, TEA 1995) Madame De Sade (Guanda 1983, 2002) Lezioni spirituali per giovani samurai e altri scritti (SE 1983, Feltrinelli 2002) Il sapore della gloria (Mondadori 1983, 1997) su Mishima Emanuele Ciccarella, La maschera infranta. Viaggio psicoestetico nell'universo letterario di Mishima (Liguori 2004) Catherine Millot, Gide Genet Mishima. Intelligenza della perversione (Kami 2003) Takashi Furubayashi e Hideo Kobayashi, Le ultime parole di Mishima (Feltrinelli 2001) Gianfranco De Turris, Come sopravvivere alla modernità: Evola, Jünger, Mishima (ASEFI 2000) Yourcenar Marguerite, Mishima o la visione del vuoto (Bompiani 1982) |
Emanuele Ciccarella Mishima o la maschera infranta Intervista a Emanuele Ciccarella, ordinario di Lingua e letteratura giapponese all’Università di Studi di Torino e autore del saggio “La maschera infranta”
di Claudia BonadonnaA colloquio con Emanuele Ciccarella, ordinario di Lingua e letteratura giapponese all’Università di Studi di Torino e autore del saggio La maschera infranta. Viaggio psicoestetico nell’universo letterario di Mishima (Liguori 2004, pp.110, euro 12,50). D. Sdoganato dalle accuse rivoltegli in vita e in morte e giunto ormai allo status di “classico moderno”, Mishima sopravvive soprattutto nella creazione di un mondo dominato dall’ambiguità e in una poetica della contraddizione continuamente portata sulla scena. E' d'accordo? Quale spazio di attualità c'è secondo lei in questo dettato? R. Sono perfettamente d'accordo con lei, l'ambiguità, dominata continuamente da una poetica, o forse meglio ancora da un'estetica della contraddizione (e della negazione) è stata sempre presente sin dalle prime opere di Mishima. In Confessioni di una maschera essa diventa anche metafora del disagio e della rivolta nei confronti di una società in cui l'individualità dello scrittore non trova lo spazio sufficiente per esprimersi. E stiamo parlando del 1948, ovvero il primo dopoguerra. Ma penso che essa sia quanto mai attuale nell'odierna società dei repentini mutamenti massmediologici. D. Nella mitologia personale di Mishima vi sono personaggi che occupano un posto di assoluto rilievo: Antinoo, Achille, Radiguet, James Dean, persino: eroi appartenenti a luoghi e tempi diversi accomunati da una morte giovane. Quale ruolo gioca la fascinazione della morte prematura nell'opera di Mishima? Ideale estetico? Cristalizzazione della bellezza contro la tirannia del tempo? Ossessione erotica? Mero meccanismo narrativo? R. A parte l'ultima osservazione, ovvero quella del mero meccanismo narrativo, penso che la fascinazione della morte giochi tutti i ruoli da lei elencati. Primo fra tutti, ideale estetico perfettamente in sincrono con un nichilismo attivo di tipo nietzschiano (la morte non deve essere solo prematura, ma anche eroica). E poi sicuramente cristallizzazione della bellezza che nella sua trasfigurazione martirizzante raggiunge l'apice dell'erotismo. D. La seduzione di San Sebastiano, ovvero, come lei scrive, "l'estetica e la logica del corpo". Corpo maschile forgiato dall'esercizio e dal dolore, lo stesso corpo che Mishima si costruì attraverso la pesistica e le arti marziali in previsione della morte plateale che stava architettando. Amore per il classicismo, inclinazione omosessuale e... che altro entra in questa rappresentazione della "carne"? R. Entra soprattutto il senso della "verifica". La necessità di trovare e identificare se stessi nella concretezza della carne. Nella possibilità di squarciarla per verificarne l'occulta interiorità. D. Il rapporto di Mishima con la controparte femminile. Se in Confessioni di una maschera "le donne infrangono la barriera tra l'Io e gli altri, tra l'Io e il San Sebastiano e tutte le immagini maschili dell'infanzia"; se "penetrano più profondamente nell'animo del protagonista"; se penetrano a tal punto da riconnettersi con l'imprinting originario di un'educazione infantile gestita da figure femminili iperprotettive; perchè Mishima cerca di sradicarle adottando uno stile "celebrale e dialettico" in guerra con la "tradizione femminile della lettaratura giapponese"? R. Sono d’accordo sul fatto che cerchi di sradicarle - probabilmente proprio per il forte desiderio inconscio di liberarsi finalmente da quella soffocante iperprotettività -, ma non per mezzo dello stile. Lo stile di Mishima non lo vedo affatto in guerra con la “tradizione femminile” della letteratura giapponese, se per tradizione femminile lei intende, come in genere la critica intende, la grande letteratura classica dell’Undicesimo secolo. Opere di letteratura femminile come il Genji monogatari hanno un approccio con la realtà, a mio avviso, altamente cerebrale. Penso che la letteratura più alta di Mishima sia strettamente collegata con la tradizione e l’estetica femminile della letteratura giapponese. D. Modernità e tradizione in Giappone sono la stessa faccia di due medaglie: l'Oriente e l'Occidente. Che spazio occupa nell'opera di Mishima questa dualità? R. Il rapporto di Mishima con l’Occidente è sempre stato altamente conflittuale. Un amore odio mai risolto. Basti pensare alla stesura dell’ultima opera Il mare della fertilità, in cui sono presenti descrizioni estremamente ridicolizzanti di personaggi occidentali di contro all’esaltazione indiscussa dei valori e della tradizione puramente giapponese. Ma si pensi altresì all’accanimento con cui ha sempre cercato il riconoscimento della cultura occidentale: le traduzioni all’estero (addirittura scriveva ricercando uno stile che fosse anche facilmente traducibile in inglese), le rappresentazioni dei suoi drammi teatrali in America, la forte speranza dell’assegnazione del Nobel. D. Mishima nella cultura europea e americana. Di lui si occuparono Alberto Arbasino, Marguerite Yourcenar, Ingmar Bergman, Henry Miller, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini. E oggi qual è la sua sorte letteraria? R. Quando Mishima aveva sedici anni e pubblicò la sua prima opera di rilievo, La foresta in fiore, che venne accolta come il frutto del nuovo astro nascente della letteratura giapponese, un critico letterario dell’epoca disse che questo giovane talento sembrava “non avere età”. E così è stato fino ad oggi per tutta la sua letteratura. In Giappone e all’estero Mishima continua a essere letto, tradotto, commentato. Hanno da poco stampato in Giappone la nuova edizione della sua opera omnia, che da 36 è passata a 40 volumi. In Italia fra non molto dovrebbe uscire un Meridiano della Mondadori, a cui ho preso parte con la traduzione degli ultimi due volumi della tetralogia, e attualmente sto lavorando ad una grossa biografia su di lui che sarà pubblicata sempre dalla Mondadori. L’interesse per questo autore mi sembra sempre molto vivo, proprio per i molteplici spunti che la sua numerosa produzione offre. Penso che la sorte letteraria di questo scrittore ci riserverà ancora molte sorprese. |
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