Un Progetto Intermediale di Rai Educational per la Diffusione del Libro di Qualità

 


Bianca Cerri

America letale
Epistolari dal braccio della morte
 
DeriveApprodi
pp 192 € 14,00


 

Dal libro

Cara Bianca,
Dal giorno in cui Martin è evaso nel novembre del ’98, come immagino saprai, visto che ne hanno parlato i giornali, la radio e la televisione, noi, prigionieri del braccio della morte, dovevamo essere trasferiti in un’altra prigione. Alla fine dello scorso maggio, il trasferimento è stato approvato dal Board of Pardons and Paroles.
La mattina del 18 giugno quattro guardie sono venute a svegliarmi all’alba e mi hanno detto di preparare le mie cose. Ho chiesto: "Che succede?". E una voce molto autoritaria mi ha risposto: "Ti ho detto di preparare le tue cose!". Circa mezz’ora dopo mi sono ritrovato in cortile con altri 50 prigionieri. Ci hanno ammanettati, poi ci hanno fatti inginocchiare per metterci i ferri alle caviglie. Quelli che si sono rifiutati? Beh, hanno preso una spruzzata di gas… Prima di farci salire sul furgone, hanno fatto l’appello, hanno controllato le foto segnaletiche e siamo partiti nella nebbia… Mentre andavamo, ricordo di aver provato molta rabbia. Tante volte avevo parlato con gli altri fratelli dell’asta degli schiavi. Tante volte avevo letto di come i nostri antenati furono costretti a lasciare le Indie Occidentali su grandi navi da tradotta. E tante volte avevo sentito dentro di me il loro spirito collettivo, lo spirito del mio popolo soggiogato. Tuttavia, non avrei mai immaginato che, un giorno, mi sarei trovato a rivivere l’esperienza dei miei padri. Eppure ero lì, chiuso in un furgone che mi trasportava dalla piantagione di Ellis per portarmi a un’altra piantagione, quella di Terrell, dove saremmo arrivati in quaranta minuti. Neppure la traversata di un grande lago mi ha aiutato a vedere un quadro meno nero. Questa nuova unità, Terrell, è assurda. Non è un posto dove degli esseri umani possano vivere. Sembra una base militare in stile high tech. Ogni sezione è fortificata in cemento armato. Al centro di ogni caseggiato c’è una torre di controllo e, da questa torre, una guardia può controllare la sezione che ospita 84 prigionieri. L’area riservata ai condannati a morte può ospitare 550 prigionieri. Ognuno di loro ha la sua cella e passa l’ora d’aria in un cortiletto stretto in cui può stare un solo uomo per volta. L’intero complesso può alloggiare 3000 prigionieri. Sì, è proprio un’opera d’arte. Al momento, sono solo 55 i condannati a morte trasferiti. Il direttore ha voluto che i primi a essere portati via fossero quelli del II e del III livello, i membri delle bande e gli agitatori (termine con il quale vengono definiti gli attivisti politici). Visto che non appartengo a nessuna gang, immagino che lo Stato mi consideri un agitatore e forse dovrei considerarlo un complimento… Ci sono volte in cui mi chiedo: ma come fanno a non vedere che esistono spiriti, anime e personalità che non accettano di essere oppresse e non sopportano i trattamenti fascisti?
Emerson Rudd – braccio della morte – Texas – 27 giugno 1999.



 

L'autore

Bianca Cerri si occupa da molti anni di pena di morte negli Stati Uniti. È soprattutto una persona direttamente partecipe del residuo di esistenza rimasta a condannati alla pena capitale. Di questa dolente umanità si è fatta carico in termini fattivi. Nel braccio della morte del Texas ha fatto visita a decine e decine di condannati, li ha assistiti legalmente, affettivamente praticamente. Attraverso una fitta corrispondenza, ha collezionato racconti, poesie, disegni che rendono conto dei sentimenti più intimi, della depressione, della disperazione, della paura, della follia di chi sa di non avere più speranza alcuna di continuare a vivere.

Il testo di copertina
 

"Statene ben certi, questa non è un'esecuzione, questo è un crimine premeditato"
Dichiarazione di Jesse DeWatne Jacobs, giustiziato in Texas, al momento dell'esecuzione

"Ogni giorno che trascorre è un passo avanti verso la sedia elettrica. Se devo morire, facciamo in fretta. Ma che la morte sia palese".
Jusan Parker, giustiziato in Arkansas

L'incipit

Nel 1971 Roosewelt Williams, prigioniero nel carcere di Soledad, dubitava che i lettori di un libro sulle condizioni che si trovavano a vivere i detenuti in California avrebbero mai potuto credere al lungo elenco di soprusi, angherie, privazione dei diritti in atto all’epoca nelle prigioni americane. A oltre trent’anni, la giustizia americana è ormai alla bancarotta e alcune delle cose narrate in questo libro potrebbero risultare incredibili per chi immagina che una potenza mondiale debba necessariamente applicare la legge in modo equo. A coloro che dubitassero della veridicità delle storie contenute in questo libro, risponderemo con le stesse parole scritte da Roosewelt Williams dal carcere di Soledad: "Dormi fanciullo innocente, dormi. Il risveglio sarebbe la pazzia".
L’idea iniziale di questo libro era quella di offrire ai condannati a morte in America la possibilità di descrivere in prima persona la loro condizione, perché la loro voce è spesso assente dai libri e i rapporti che riguardano la pena capitale negli Stati Uniti. Le lettere e i sentimenti che compaiono in queste pagine non necessitano di una lunga introduzione perché sarebbe impossibile fornire una sintesi generale o collocare queste lettere e questi sentimenti in un contesto. L’unica rielaborazione è stata quella di premettere alcune informazioni circa la storia della pena di morte e integrare alle lettere dei detenuti osservazioni sulle condizioni carcerarie e l’attuale sistema giudiziario americano. La pena di morte ha una lunga storia, ma in nessun luogo come in America è stata perfezionata, aggiornata, resa a volte apertamente sanguinaria e a volte "invisibile", secondo le necessità del momento storico, e sono tuttora assenti segnali di sensibilizzazione nei confronti dei condannati a morte da parte dell’opinione pubblica, che è in genere indifferente al problema. Nonostante i cambiamenti portati dalla storia, sembra che l’incarcerazione, soprattutto nelle unità dove sono reclusi coloro cui è stata inflitta la condanna capitale, rimanga tuttora una potente forma di controllo sociale. Ancora oggi, i detenuti continuano a subire tormenti insopportabili: la tortura fisica delle guardie, la negazione della personalità, della dignità umana, della negritudine, dell’identità etnica sono una realtà in tutti i bracci della morte americani, soprattutto in Texas, dove ogni condannato a morte è alla mercè di ogni secondino o sorvegliante che gode del diritto di accusarlo di qualunque cattiva azione e, soprattutto, di comportamenti politici o sessuali che l’amministrazione carceraria non approva.

 

La recensione

Bianca Cerri non raccoglie solo le lettere dei condannati a morte. Il suo "epistolario americano" serve anzi da filo conduttore per raccontare una realtà molto lontana dai sistemi giudiziari europei. Qui ogni scopo rieducativo è cancellato. Gli uomini in attesa di esecuzione sono carne da macello, schiacciati da ogni tipo di abuso, in attesa di un'inezione letale o di una "frittura" sulla sedia elettrica. Con passione pari all'impegno civile, la Cerri, dopo anni di contatti con i bracci della morte, descrive minuziosamente la faciloneria di certe sentenze da sceriffi, emesse in stati dove il razzismo non sembra neanche "strisciante", ma si appalesa in tutta la sua incongrua crudeltà. "America letale" è un lucido campionario di atrocità. Il sistema processuale di un paese apparentemente democratico sale sul banco degli imputati: giurie composte da soli bianchi, per mandare a morire negri senza diritti e senza passato. Il mondo della pena di morte è variegato. Da un lato ci sono giudici che gonfiano il petto contando il numero di condanne inflitte, il ku klux klan pronto ad alzare la voce e le mani, i parenti delle vittime in attesa di veder morire il loro presunto carnefice. Dall'altro, si ode un sussurro: è la vocina dei condannati, che raccontano le violenze e le sentenze con un tono sempre più rassegnato. A nulla valgono le proteste delle associazioni per i diritti civili e le rimostranze degli stessi "dead man walking". Tutto sembra scorrere in modo ineluttabile.
Giulio Spadetta, dal sito Sandokan, Il portale dei liberi viaggiatori


Dalla Rete

Nel sito della Comunità di Sant'Egidio il testo di altre lettere contenute nel libro di Bianca Cerri.

Incontro di Bianca Cerri con Johnny Paul Perry nel braccio della morte di Huntsville.

Un appello di Bianca Cerri su "Detenuti in America".

Il sito di Nessuno tocchi Caino, contro la pena di morte.




 

In libreria

La pena di morte nel mondo. Rapporto 2002
Marsilio
pp. 574 € 15

Stefano Carnazzi
Assassinati. La pena di morte com'era, com'è, come sarà
Nuovi Equilibri
pp. 256 € 11,36




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