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| Anno IV - Numero 92- | ||||
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Jonathan Franzen Forte movimento Forte movimento di Jonathan Franzen soddisfa e anzi supera le aspettative di chi aveva già amato Le correzioni di Valeria MerolaJonathan Franzen è uno di quegli autori che non lasciano indifferenti i lettori. Le sue pagine destano sentimenti contrastanti di odio e di amore, senza ammettere stati d’animo intermedi, ma anzi generando opposte fazioni di insofferenti e appassionati. Per una strana coincidenza, i motivi di attrazione e repulsione sembrano essere gli stessi. L’intellettualismo e la caratterizzazione borghese che gli rimproverano i detrattori sono infatti alcune delle ragioni del fascino esercitato da Franzen sui suoi lettori, attratti dalle potenzialità evocative e allusive della scrittura, nel loro sposarsi con il ritratto piano e profondo della società borghese americana. Che i romanzi di Franzen possano non piacere e infastidire il lettore non è comunque difficile da comprendere. Fin dalle prime pagine, ci si ritrova infatti immersi in un immaginario fortemente caratterizzato e accostato ad un racconto che sembra insistere sul quotidiano e sulla ripetitività delle relazioni familiari. Eppure, sono i toni dell’immaginazione e delle connessioni intellettuali a funzionare da modello per la scrittura, che si assesta su un’apparente normalità, continuamente colorita da metafore. Di qui il disorientamento del lettore, che rimane spiazzato da una scrittura che imita quella tradizionale, per discostarsene bruscamente e senza preavviso, sfalsando i piani del reale con il graffiante umorismo delle metafore. Forte movimento - uscito in America nel 1992 e pubblicato soltanto ora in Italia da Einaudi – soddisfa a pieno, e anzi supera, le aspettative di chi ha amato Le correzioni (vai alla recensione), che in esso troverà già espresse quelle doti di suggestione e di analisi corrosiva delle dinamiche familiari e sociali. Franzen conferma il suo disinteresse per l’intreccio del romanzo, che continua ad essere uno strumento funzionale al virtuosismo delle intersezioni dei piani del racconto. Senza mai divenire secondaria, ma rimanendo anzi sempre ben controllata, la trama si presta al gioco delle prospettive: Franzen si diverte a osservare gli eventi narrati ogni volta dal punto di vista di un personaggio diverso. In questo caleidoscopio di visioni, la narrazione principale si arricchisce di particolari, complicando il racconto. Ne deriva quella metaforicità di cui il romanzo porta il segno fin nel titolo, allusivo ai terremoti che offrono il filo conduttore della storia. È un terremoto a far incontrare il protagonista Louis Holland con la sismologa Renée Seitchek e saranno i terremoti e la scoperta della loro causa a legare i due protagonisti in una difficile storia d’amore. Poco importano però le scosse telluriche reali, perché Forte movimento le usa come immagini del sovvertimento della normalità borghese con le sue apparenze. Che si tratti della lotta di Renée in difesa dell’aborto o contro gli scarichi inquinanti della Sweeting-Aldren, o di quella di Louis contro l’ipocrisia della sorella Eileen o contro i valori legati al denaro della madre Melanie, i terremoti raccontati da Franzen producono sempre l’effetto di minare alle radici la società americana. I protagonisti di Forte movimento vivono nell’attesa di una scossa che la scrittura riproduce anche nel ventaglio di racconti dello stesso episodio, capovolgendo gli stereotipi della narrazione. E di scosse si può parlare anche per descrivere il ritmo della prosa di Franzen, caratterizzata da un andamento piano e apparentemente lineare, interrotto da veri e propri sussulti, che illuminano la scrittura con allusioni e ironie. Pur nel loro essere continuamente provocatorie, le pagine di Forte movimento sono dense e coinvolgenti, perché trascendono da quello che, nei saggi raccolti in Come stare soli (Einaudi 2003), Franzen chiama il «letterale». La scrittura supera il realismo – proprio, secondo Franzen, della depressione -, senza però perdere, nella trasfigurazione dal letterale all’immaginario, la sua autenticità. È nell’elaborazione di questo immaginario che il lettore di Franzen avverte quel «tormentoso, quasi contrito bisogno di ritirarsi in disparte a leggere», per ricongiungersi, nelle pagine del libro, alla società da cui si isola. L’opera di Franzen cerca del resto di raccontare con «trasparenza e bellezza e allusività», senza riuscirci, perché l’autore «tortura» meravigliosamente la sua storia, per «farvi entrare un numero sempre maggiore di quelle cose-del-mondo che interferiscono con l’impresa della scrittura». Ecco allora il terremoto, come risultato del tentativo di reprimere le pulsioni in contrasto con la scrittura. Franzen obbedisce al bisogno di solitudine che unisce scrittori e lettori, accomunati da una ricerca di essenzialità «in un’epoca sempre più evanescente», come dimostrano i terremoti narrativi. La sua scrittura è emblematica di questo ossimoro, che ha nel «forte movimento» una significativa rappresentazione. Il conflitto insanabile tra l’aspirazione alla coesione narrativa e la dispersione dei punti di vista – che però, nella loro convergenza, riescono comunque a confermare la tenuta del testo -, tra il bisogno che i protagonisti avvertono di perseguire i loro obiettivi, soprattutto morali, e le forze centrifughe della famiglia e della società, è esemplificativo dell’idea del tragico della narrativa. In Come stare soli, Franzen sostiene che la parola che meglio illustra la sua visione del mondo è quella tragica, intendendo con essa «qualsiasi tipo di narrativa che fornisce più domande che risposte». Ecco dunque risolto l’enigma delle reazioni passionali di fronte ai romanzi di Franzen, che si adeguano sui toni dell’umorismo, senza risolvere i conflitti «nella banalità», ma anzi evidenziando il proprio rifiuto della «retorica dell’ottimismo che pervade la nostra cultura». Franzen, Jonathan Forte movimento Einaudi 2004, pagg.553, euro 19,00, traduzione di Silvia Pareschi |
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