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| Anno IV - Numero 92- | ||||
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Raymond Chandler Il lungo addio “Quando ho cominciato a scrivere, il massimo che mi proponevo era giocare con un nuovo, affascinante linguaggio, vedere cosa riusciva a combinare come mezzo di espressione capace di restare a un livello non intellettuale e di acquistare tuttavia il potere di comunicare un certo numero di informazioni di solito somministrate in tono letterario.” Raymond Chandler di Maria AgostinelliDa dove arriva Marlowe quando, in una sera qualsiasi dell'estate di Los Angeles, incontra per la prima volta Terry Lennox? Cosa ci fa un investigatore privato sprezzante dei luoghi dell'alta società davanti a un locale di lusso come il “Dancers”? Raymond Chandler non lo specifica: forse il nostro sta seguendo un'indagine, forse è lì per provare il nuovo cocktail della casa, forse sta cercando con lo sguardo il riflesso fulvo di una chioma femminile. Quel che è certo è che si trova lì, piombato da chissà dove, giusto in tempo per assistere all'abbandono dell'ubriaco Lennox da parte della bellissima e ricchissima moglie. E Marlowe – come un eroe romantico, come un novello Parsifal - non riesce a non farsi impietosire dai capelli anzitempo bianchi e dal viso deturpato dell'uomo. Lo carica sulla propria macchina e se lo porta a casa per fargli smaltire la sbornia. Ambientazione squisitamente chandleriana, struggente inizio noir: l'alcol, la ricchezza, la femme fatale, i primi passi di un'amicizia virile. E subito una delle caratteristiche principali del privato creato da Chandler: l'istintiva fedeltà verso i personaggi (quasi esclusivamente maschili) che, seppur potenti, si trovano in una situazione di debolezza. Lennox è solo uno degli uomini di cui Marlowe abbraccerà la causa, spesso andando oltre i semplici doveri professionali di detective a pagamento. E anche nel caso de Il lungo addio il duro Marlowe, il cinico Marlowe, abbandonerà l'atteggiamento sprezzante destinato alla Los Angeles corrotta dell'immediato dopoguerra (il romanzo è del 1953) per dedicarsi ad un'amicizia fatta di poche parole, di radi incontri, di fedeltà assoluta. Lennox – fragile, misterioso, complicato, segnato nello spirito e nel fisico dalla sua partecipazione alla seconda guerra mondiale, sposato con un'ereditiera ninfomane – ha l'aspetto di un “giovane vecchio”, e quindi tanto più bisognoso di essere protetto. In prima battuta dalle donne. In molti sono stati quelli che hanno ravvisato nella più famosa creatura di Chandler (e forse la più famosa del suo genere) un tanto di misoginia e di omofobia: donne quasi sempre ambigue, uomini da salvare dalla corruzione. Il filosofo T.W. Adorno, a proposito dell'hard boiled, disse che “un’omosessualità rimossa si presenta come la sola forma approvata dell’eterosessualità”. Un atteggiamento di fondo che, nelle varie trasposizioni hollywoodiane di Marlowe, pare sia stato stemperato da un comportamento più complice del detective verso le donne. E ne Il lungo addio di donne ce ne sono: donne bellissime, donne teneramente pericolose. Dalla viziosa Sylvia, alla fragile signora Wade, alla intelligente signora Loring: tutte e tre legate da relazioni più o meno profonde con Terry Lennox, tutte e tre legate al potere. Attraverso di loro Marlowe ricostruisce la figura del suo amico – di cui arriva la notizia del suicidio – e ne coltiva la memoria. Per difenderlo non esita a farsi qualche giorno di galera, non esita a scontrarsi con i potenti. Il tutto scandendo la vicenda con il tipico botta e risposta del noir. Dialoghi stentorei, mordaci, pugnaci, ironici: nelle frasi di Chandler ogni punto serve a concludere un concetto definitivo, ma serve anche da gradino per la frase che lo seguirà, ancora più corrosiva e paradossale della precedente. Un gioco al rialzo, un agone dialettico. A differenza della bidimensionalità deduttiva dei personaggi gialli “English style”, il detective di Chandler (ma anche di Hammett e, ancor più, di Simenon) non mira alla semplice soluzione dell'enigma, ma anche all'interpretazione e alla conoscenza di una realtà umana. Ne Il lungo addio questa realtà prende forma in Lennox, e il finale del romanzo non coincide con la consegna alla giustizia dell'assassino (nella vicenda gli omicidi sono ben due) ma con la verità dell'amicizia tra Lennox e Marlowe. Un'amicizia nata per caso, parca di confidenze, appena tratteggiata e dall'epilogo insospettabile, che si conclude in un tristissimo, lunghissimo addio. Chandler, Raymond Il lungo addio Feltrinelli 2003 pagg. 313, euro 7,50 (traduzione di Bruno Oddera) |
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